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Altroconsumo contro Otto Vasken

25 maggio 2007

Chi è Otto Vasken?
Otto Vasken è il nomignolo che Beppe Grillo ha dato ad Otto Mahlknecht, legale della casa discografica tedesca Peppermint (facciamoci una croce sopra) nonchè mittente delle famose raccomandate intimidatorie recapitate a più di 3600 cittadini italiani per la condivisione di file mp3 su piattaforme peer to peer.

altroconsumo

Dopo Adiconsum leggo che anche un’altra associazione di consumatori Altroconsumo (la prima e la più diffusa in Italia con i suoi 300.000 Soci [dicono nel sito]) fa sentire la sua voce in questa vicenda.

In particolare Altroconsumo ha inviato una raccomandata all’ordine degli avvocati di Bolzano per “intervenire con urgenza per violazione del Codice Deontologico Forense nei confronti di Otto Mahlknecht”. Pare che anche una società polacca si stia muovendo sempre lungo la strada percorsa dalla Peppermint (facciamoci una croce sopra) questa volta nell’ambito videogiochi, sempre rivolgendosi alla Logistep (società Svizzera) per acquisire gli indirizzi IP dei “delinquenti”.

“Purtroppo il caso rischia di allargarsi. Proprio in questi giorni, infatti, ci sarebbero almeno altri due procedimenti cautelari in corso a Roma contro Tiscali e Wind Infostrada, questa volta attivati da una società polacca che opera nel settore dei videogiochi; i legali della stessa società ci avevano già provato poco tempo fa in Francia suscitando anche in quella occasione il disappunto dell’Ordine degli Avvocati e il conseguente avvio di un’indagine per verificare possibili violazioni del codice deontologico (cosa che ci auguriamo, appunto, accada anche da noi). “

Nella raccomandata di 8 si legge che pagando 330 euro gli interessati “vedrebbero chiudersi “bonariamente” la vertenza con i discografici teutonici, evitando pertanto l’avvio di una causa penale.” Altroconsumo replica con alcune considerazioni che riporto qua sotto:

  • il coinvolgimento delle persone e l’ammontare del danno va provato caso per caso e Peppermint non può agire, allo stesso tempo, da parte lesa e da giudice, stabilire colpe e quantificare danni; come ha affermato lo stesso Fiorello Cortiana (membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione) l’azione legale della Peppermint è basata su “un danno presunto e non documentato da prove”;
  • se anche la questione si dovesse chiudere “bonariamente” i consumatori di fatto non evitano il coinvolgimento penale; trovare un accordo con la parte lesa non elimina la perseguibilità in ambito penale del consumatore: il reato infatti è perseguibile d’ufficio e, tra l’altro, il consumatore, accettando la transazione, ammette implicitamente la colpa;
  • i risultati della Logistep non sono affatto “una prova”; la prova va valutata in contraddittorio e davanti al giudice. Inoltre, proprio perché l’IP identifica un Pc (e in molti casi neanche quello, pensiamo alle reti Wifi) non chi lo usa, la responsabilità non può essere addossata automaticamente al proprietario e neanche è possibile costringere il proprietario (ammesso che sia in grado di dirlo) a rivelare chi usa il suo computer o a dedurre la colpevolezza da un eventuale diniego.

Ora io di diritto non ne so un tubo, però, mi pare che queste considerazioni non facciano una piega. Qua trovate tutto il testo dell’articolo.

Dal sito di Adiconsum invece si legge

“Alla fine, finalmente, il Garante si è convinto a veder chiaro in questa assurda storia che vede coinvolti oltre 5000 cittadini italiani.

Ora i consumatori possono tirare un sospiro di sollievo, perché al loro fianco, oltre Adiconsum, hanno l’istituzione più qualificata a far chiarezza sulla liceità della richiesta della Peppermint, cioè se tutto sia avvenuto rispettando i diritti di protezione dei dati personali, ovvero se questi diritti siano stati lesi.”

Il mio consiglio a tutte le persone colpite dalle raccomandate di 8 è di rivolgersi a queste associazioni di consumatori ben organizzate ed agguerrite!

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